venerdì 14 dicembre 2012

"Capunti" al pesto di pomodori secchi

Era da tanto, troppo tempo che non pubblicavo una ricetta di pasta fresca... Io amo impastare e lo faccio con una certa frequenza, però, spesso non fotografo, soprattutto perchè mi dispiace far aspettare le "boccucce" affamate delle mia famiglia... Stavolta avevo un pò di tempo in più, così ho preparato tutto, e ho cotto una porzione prima, per poter fare le cose tranquillamente :-)
La ricetta di oggi l'ho trovata su Sale & Pepe di Novembre, dove c'è un articolo sulle paste pugliesi. Orecchiette e cavatelli, li ho provati più volte, ma dei Capunti non avevo proprio mai sentito parlare: ho rimediato subito! I Capunti, sono una specialità di Altamura, e come tutte le paste del Sud, sono preparate con semola di grano duro e acqua, senza uova. Ho scoperto che esiste un'asse speciale per la preparazione di queste paste, la "cavarola". Quest'asse, ha una parte laterale zigrinata, che serve per trascinare e dare la forma ai pezzetti di pasta, in modo da renderli più adatti ad accogliere il condimento scelto, che, nel mio caso, è stato un "Pesto ai pomodori secchi".
La ricetta di Sale & Pepe prevede di utilizzare semola di grano duro e semola rimacinata; io ho utilizzata solo quella rimacinata, perchè era l'unica che avevo in casa...



Ingredienti per 4-5 persone

per i Capunti
350 g di semola di grano duro
150 g si semola rimacinata
250 ml di acqua tiepida (30-35°)

per il Pesto di pomodori secchi
100 g di pomodori secchi al naturale (oppure un pò di meno di quelli secchi sott'olio,ben sgocciolati)40 g di mandorle
30 di Parmigiano grattugiato (o Pecorino)
80-100 ml di olio extravergine d'oliva
qualche cappero sotto sale
le foglioline di 2-3 rametti di timo (o origano)
qualche foglia di basilico fresco
sale q.b.

Per la pasta, fare una fontana con le due farine e versare nel centro l'acqua tiepida, poca per volta, iniziando ad impastare.  Aiutatevi con una spatola per raccogliere e staccare le briciole d'impasto. Continuare a lavorare l'impasto con il palmo delle mani finchè non sarà più appiccicoso. Pulire la spianatoia dai residui d'impasto e lavare le mani. Lavorare ancora l'impasto fino ad ottenere un composto omogeno, morbido e liscio, e formare una palla. Far riposare ben avvolto nella pellicola per alimenti o sotto una ciotola, per almeno 15 minuti (io aspetto almeno mezz'ora, ma se avete tempo lasciatelo anche un pò di più, sarà più mallelabile da lavorare dopo). Staccare un pezzetto di pasta alla volta e coprire l'altra per evitare che si secchi. Formare un rotolino dello spessore di circa ½ cm, e ricavare dei pezzi lunghi 3 cm circa. Appoggiare su ogni rotolino indice, medio e anulare, trascinandolo e incavandolo in tre punti. Proseguire fino all'esaurimento dell'impasto.
Se volete fare i Capunti a 8 dita, formare dei rotolini di 2-3 mm di spessore e 7-8 cm di lunghezza.
Appoggiare sopra indice, medio, anulare e mignolo di entrambe le mani, e procedere come per i Capunti a 3 dita. Trasferire su un canovaccio pulito fino alla cottura.
Per il Pesto di pomodori secchi, sciacquare sotto l'acqua corrente i pomodori e i capperi, poi sbollentarli per qualche minuto per ammorbidirli. Scolarli bene e farli asciugare e raffreddare su carta da cucina. Nel caso usiate i pomodori secchi sott'olio, non è necessario sbollentarli. Tostare per 3-4 minuti le mandorle in un padellino antiaderente, facendo attenzione a non farle bruciare, poi lasciarle raffreddare. Mettere tutti gli ingredienti del pesto in un mixer e tritare fino ad ottenere un composto ben amalgamato ma non troppo finemente. Il pesto che vi avanzerà, potrete conservarlo in frigorifero coperto d'olio per 10-15 giorni, oppure congelarlo negli appositi vasetti. Questo pesto si presta a diverse varianti. C'è chi aggiunge anche del pomodoro fresco, chi usa i pinoli, chi le noci, insomma, lasciatevi guidare anche dal vostro gusto personale!
Cuocere i Capunti in acqua bollente salata per 5-7 minuti, scolare, tenendo da parte un mestolino d'acqua per la mantecatura. Versare la pasta in un tegame ampio riscaldato, unire il pesto, l'acqua tenuta da parte (q.b.) e mantecare. Servire subito, cospargendo a piacere con altro Parmigiano grattugiato (o Pecorino). Piatto stupendo...
Buon appetito!

domenica 9 dicembre 2012

Le frittelle al cavolfiore di Ottolenghi

Amo i cavoli in ogni loro possibile forma e colore, ma il mio è un amore nato in età adulta...  Da bambina non potevo vederli, tanto da rifiutarmi di mangiare i Pizzoccheri se contenevano le verze... Negli ultimi anni, ho imparato ad apprezzarli anche in preparazioni un pò diverse, come in questa deliziosa crema, che trovo molto adatta anche per il Natale, magari servita in bicchierini monoporzione. Oppure anche in queste "Cornucopie" preparate per l'MTC di un pò di tempo fa...
Questa volta è stato il turno delle frittelle, direttamente dal libro "The Cookbook" di Yotam Ottolenghi e Sami Tamimi. Ottolenghi è lo chef scoperto e amato con lo Starbooks di Maggio. Questo chef, usa moltissimo le verdure nella sua cucina, ma non in modo scontato. Arricchisce le sue preparazioni con erbe e spezie, che donano alle sue ricette un gusto insolito e delizioso...
La ricetta di oggi è dell'altro autore del libro, Sami Tamimi, anzi, la ricetta è di sua madre, che la preparava nel week end e la dava ai bambini, in una pita, per il pranzo a scuola. Queste frittelle non sono molto differenti dai Pakoras indiani, e danno il meglio se mangiate calde o tiepide. Ma vanno benissimo anche per un pic-nic, accompagnate da pita, Hummus e pomodori. Queste frittelle sono semplicemente deliziose!!!




Ingredienti per 4 persone
per le frittelle
1 piccolo cavolfiore (320 g circa)
120 g di farina bianca
3 cucchiai di prezzemolo tritato, più qualche foglia per la guarnizione
1 spicchio d'aglio schiacciato (per me piccolo)
2 scalogni tritati finemente
4 uova da allevamento all'aperto
1½ di cucchiaino da tè di cumino in polvere (ho macinato i semi nel mortaio e ne ho messo la metà)
1 cucchiaino da tè di cannella in polvere

½ cucchiaino da tè di curcuma

1½ cucchiaino da tè di sale

1 cucchiaino da tè di pepe nero

500 ml di olio di girasole per friggere (per me olio di arachidi)



Per la salsa al lime

300 g di yogurt greco
la scorza di un lime grattugiata
2 cucchiai di succo di lime
2 cucchiai di olio d'oliva (extravergine per me)
sale e pepe

Mettere tutti gli ingredienti della salsa in una ciotola e mescolare bene. Il lime si deve sentire, quindi, se necessario, aggiustare il sapore. La salsa si può lasciare a temperatura ambiente al massimo per un'ora, altrimenti riporre in frigorifero.
Per preparare il cavolfiore, eliminare tutte le foglie e tagliarlo in modo da tenere solo le cimette (il resto lo potrete tenere per una zuppa). Cuocere in abbondante acqua bollente salata per 15 minuti, o finchè sarà ben cotto e morbido, quindi scolare.
Mentre il cavolfiore sta cuocendo preparare la pastella. Mettere la farina, il prezzemolo, l'aglio, gli scalogni, le uova e le spezie in una ciotola e amalgamare bene. Quando la pastella sarà liscia ed omogenea, unire il cavolfiore intiepidito, schiacciandolo un pò con un cucchiaio di legno. 
Riscaldare l'olio in un tegame largo (io ne ho utilizzato uno di 24-26 cm di diametro), in  modo che l'olio abbia una profondità di 1,5 cm.  Quando l'olio sarà ben caldo, versare con attenzione 3 cucchiai di pastella per ogni frittella, tenendole ben separate tra di loro, e aiutandovi con una paletta. Procedere così fino ad esaurimento degli ingredienti, cuocendo poche frittelle alla volta, e controllando la temperatura dell'olio, in modo che le frittelle si cuociano ma non brucino! Ci vorranno 3-4 minuti per parte. Togliere dalla padella e scolare bene su alcuni fogli di carta da cucina. Servire con la salsa allo yogurt e lime.
Buon appetito!

mercoledì 5 dicembre 2012

Rouleau chocolat-coco - Rotolo al cioccolato e cocco

Poco tempo fa, ho ricevuto in regalo un libricino in francese dal titolo "100%  Chocolat" -
(ed. Larousse). Il sottotitolo dice di "consumare e cucinare senza alcuna moderazione....". Un sottotitolo così ti mette subito di buon umore (le calorie un pò meno, ma pazienza)! La copertina ti fa venire voglia di morderla, visto che è fatta con una (finta) tavoletta di cioccolato :-)
Ho deciso di provare una ricetta, la prima del libro: la foto è irresistibile.
L'impasto del rotolo è costituito da biscotti secchi, cacao, confettura di albicocche e rum. Non avevo mai provato un impasto del genere, ed ero curiosissima di assaporare il risultato, che è davvero particolare. Qualcuno mi ha detto che, il sapore e la consistenza, ricordano un pò il gusto delle caramelle mou... Io vi dico che è molto particolare, da provare, ma con moderazione. Ho già in mente alcune varianti...
Ho sostituito lo zucchero con il fruttosio, per poter far mangiare il dolce anche ai diabetici.
tra parentesi le mie note
Ingredienti per 6 persone

Per la crema al cocco 

250 ml di latte (fresco intero)
1 cucchiaio di farina bianca 00
4 cucchiai di zucchero al velo (io 3 cucchiai di fruttosio in polvere)
125 g di burro morbido
5 cucchiai di noce di cocco in polvere (per me grattugiata)

Per l'impasto 
450g di biscotti secchi (i miei senza zuccheri aggiunti)
3 cucchiai di cacao in polvere di ottima qualità (amaro)
4 o 5 cucchiai di confettura di albicocche (per me senza zucchero, con aggiunta di fruttosio)
2 o 3 cucchiai di rum

Preparare la cerma al cocco. In un pentolino far scaldare il latte, la farina e lo zucchero (fruttosio). Far addensare il composto (mescolando con una frusta) e  lasciar raffreddare (coprendo la crema con pellicola per alimenti a contatto, per evitare che si formi la crosticina in superficie). 
Nel frattempo preparare l'impasto. Spezzettare grossolanamente i biscotti e ridurli in polvere con un robot da cucina. Aggiungere il cacao (setacciato), la confettura d'albicocche (io l'ho prima frullata) e il rum. Amalgamare il composto, finchè avrà la consistenza simile a quella della pasta frolla (se necessario, unire altro liquido, ad es. latte o acqua). Far riposare per 30 minuti.
Completare la preparazione della crema al cocco, unendo il burro ben ammorbidito e il cocco
(mescolando).
Stendere l'impasto del rotolo (sopra un foglio di carta forno) con un matterello, allo aspessore di 5 mm. Tagliare i bordi con un coltello per ottenere un rettangolo (non l'ho misurato, ma il mio poteva essere un 25x35). Stendere la crema sull'impasto (lasciando liberi i bordi per 3 cm), quindi arrotolare (dal lato lungo, aiutandovi con la carta forno). Far raffreddare il rotolo in frigorifero almeno per un'ora prima di servirlo. Prima del servizio, cospargerlo con cocco grattugiato. Tagliare a fette e gustare!

Questa ricetta è un pensiero per Stefania l'Arabafelice, per il suo terzo compliblog. Il suo blog l'ho scoperto tempo fa e non l'ho più abbandonato. Ora siamo anche compagne d'avventura con lo Starbooks... :-))) Il suo blog mi piace perchè è un blog sincero, affidabile e ... divertente! E poi, l'Araba ha sempre una risposta per tutti!!! Leggere i suoi post è come fare un viaggio avventuroso in un mondo lontano e così diverso dal mio :-)
Cioccolato e cocco sono ingredienti che ti piacciono parecchio, giusto Stefania...? Prima o poi ci incontreremo, nel frattempo, goditi questo dolce... so che ti piacerà (lo spero!). E' "furbo", come dici sempre tu!

Un abbraccio e buon compliblog Stefania!!!



mercoledì 28 novembre 2012

Starbooks di Novembre 2012: terza e ultima puntata con i "Pepper nuts"

Ultima puntata dell'anno con lo Starbooks, ma da Gennaio saremo di nuovo in pista con un anno tutto da leggere... :-)
Le ricette che ho provato da questo libro mi hanno soddisfatta, le dosi sono corrette e i procedimenti anche, qualche dettaglio in più, in alcune, sarebbe auspicabile, ma il mio feedback è positivo :-). Ma non per tutte noi è stato così...


Ecco quello che troverete dalle altre Starbookers:

Ale - Menù Turistico: Ring cake
Cristina - Vissi di Cucina: Gløgg
Emanuela - Arricciaspiccia: Christmas rice pudding
Mapi - La Apple Pie di Mary Pie. Danish Christmas Pastries
Patty - Andante con Gusto: Controfiletto di maiale con mele e topinambur
Roby - Le Chat Egoiste: Dolcetti di Santa Lucia
Stefania - l'Araba Felice: Honey layer cake with orange mousse

Come ultima ricetta vi propongo dei biscottini, dall'aspetto simpatico, dal gusto speziato (non è una novità, ma è una caratteristica dei dolci scandinavi), e di consistenza croccantina...i Pepper nuts.

Nell'introduzione alla ricetta, la Hahnemann, scrive che questa è una ricetta facile e divertente, e ci si può far aiutare dai bambini nella preparazione. Questi biscottini rientrano nella quotidianità del mese di Dicembre e vengono serviti ovunque. Non abbandonateli durante la notte, altrimenti gli elfi verranno a rubarli! Il nome di questi dolcetti deriva dalle spezie utilizzate, ma non c'è pepe all'interno!



Ingredienti per 120 biscotti (circa)

375g di farina bianca 00, più quella per la spianatoia
½ cucchiaino da tè di lievito in polvere (per dolci)
½ cucchiaino da tè di noce moscata grattugiata fresca
½ cucchiaino da tè di zenzero in polvere
2 cucchiaini da tè di cannella in polvere
175g di burro salato
180g di dark brown soft sugar (zucchero grezzo + melassa)
1 uovo, sbattuto


 Setacciare insieme la farina, il lievito e le spezie. Sciogliere il burro ed unirlo al mix di farina e spezie(io ho fatto intiepidire il burro prima di unirlo al mix). Aggiungere lo zucchero e l'uovo ed impastare, su di un piano di lavoro infarinato, fino a quando sarà omogeneo e liscio. Lasciar riposare a temperatura ambiente. Preriscaldare il forno a 180°C. Formare dei rotolini lunghi e sottili con l'impasto. Tagliare l'impasto in piccoli pezzi, poi formare delle palline, rotolando il composto tra le mani, (i miei rotolini tendevano a sbriciolarsi un pò, così ho formato le palline direttamente dall'impasto senza più avere difficoltà). Posizonare tutte le palline su una teglia rivestita con carta forno, distanziandole un pò una dall'altra (io le ho messe a 2-3cm di distanza). SI dovranno fare più infornate. Cuocere per 10 minuti circa, far raffreddare bene su una gratella, poi conservare in scatole a chiusura ermetica fino a 4 settimane.

Note personali
Ricetta semplice e simpatica. I biscotti sono più buoni se mangiati dopo 2-3 di giorni di riposo. Io ho ottenuto circa 100 biscotti, quindi meno di quelli indicati dall'autrice, probabilmente perchè i miei erano più grandi... Il colore dei miei Pepper nuts, è più chiaro rispetto a quelli della foto sul libro, ma non so perchè... La cottura era giusta, le spezie anche...

lunedì 26 novembre 2012

Le Arancine di riso al ragù d'agnello, mele e timo per l'MTC di Novembre 2012

Ultimo appuntamento dell'anno con l'MTC, la sfida più attesa del mese, per tutti noi appassionati di cucina, creato da Ale e Dani. Tutta l'allegra brigata si è trasferita sul nuovo blog, dedicato all'Emmetichallenge... uno spazio nuovo solo per quello!!!
Roberta - Puppacena, la vincitrice dello scorso mese, ha proposto una ricetta siciliana, anzi, palermitana: le Arancine di riso. Vengono chiamate al femminile nella Sicilia occidentale, ma se vi sposterete un pò più a Oriente, le troverete sotto un altro nome... Arancini. Che siano al femminile o al maschile, io adoro questo cibo di strada!
Quando viene pubblicata la ricetta della sfida il 5 del mese, la parte del mio cervello dedicata al cibo, inizia a fermentare, alla ricerca di un'idea... Questa volta, l'idea per il ripieno, "la conza", come scrive Roberta, è arrivata da mia sorella Chiara, che ha vissuto per qualche anno in Sicilia, e che mi ha detto: "ma perchè non prepari un ripieno con carne di agnello e mele...?"  L'idea mi è piaciuta moltissimo: detto-fatto. Ieri per pranzo, sulla mia tavola, c'erano le Arancine al ragù di agnello, mele e timo. Ovviamente mia sorella è stata invitata, l'idea di partenza è sua :-)

Per la preparazione del riso, della lega, e per la frittura, ho seguito la ricetta perfetta di Roberta, dimezzando le dosi, ma se tornassi indietro, cucinerei la dose intera... Mio nipote di otto anni, prima di salutarmi, mi ha detto: "zia, ma non è avanzato un'arancino*da portarmi a casa ...?"  Mio nipote li chiama così, è nato a Messina, e lì vivono i suoi nonni paterni. Mi ha anche detto: " Io di solito mangio quelli a punta..." Gli ho spiegato la differenza e lui mi ha  sorriso, un pò dispiaciuto, perchè è tornato a casa senza la sua arancina...

Arancine di riso al ragù d'agnello, mele e timo



Ingredienti per 12-13 pezzi

Per il riso

500g di riso Carnaroli
1,5 lt. circa di brodo vegetale bollente (fatto in casa con carota, sedano, cipolla e pepe)
50g di burro
2 scalogni piccoli
20g di Parmigiano reggiano grattugiato
20g di Pecorino romano grattugiato
una bustina di zafferano
sale e pepe q.b

Per il ragù d'agnello, mele e timo

200g di polpa d'agnello macinata
100g di salsiccia
1 cucchiaino di concetrato di pomodoro, sciolto in una tazzina d'acqua calda (o brodo)
uno scalogno, una carota e un pezzetto di sedano, tutto tritato finemente
poco brodo di carne bollente
le foglioline di due-tre rametti di timo fresco (ottimo con l'agnello!)
mezzo bicchiere di vino rosso corposo, per sfumare
olio exv d'oliva
sale e pepe q.b.
1 mela Golden, lavata, sbucciata e tagliata a cubetti (1 cm di lato circa)
le foglioline di un rametto di timo (ottimo anche con le mele!)
un pizzico di scorza di limone (non trattato)
una piccola noce di burro
pepe q.b.

Per la lega (ne resterà molta, ma occorre poter immergere bene l'arancina)
400 ml d'acqua
la metà (rispetto all'acqua di farina)
½ manciata di sale

Per la panatura (ne resterà molto anche qui)
350 g di pangrattato

Per la frittura 
2,5 lt. di olio di semi di arachidi

Ho preparato il riso e il ragù sabato, in modo da averli già pronti la domenica mattina.
In una pentola adatta, far imbiondire lo scalogno in 30g di burro, versare il riso e tostarlo. Regolare il brodo di sale, e versarlo, poco per volta, mescolando. Unire lo zafferano, sciolto nell'ultimo mestolo di brodo che si verserà. Tenere il riso ben al dente e compatto, non come per il risotto (stavo per dimenticarlo... sono abituata a cucinare il risotto all'onda!). Unire il burro e i formaggi, mescolando. Far intiepidire il riso, immergendo la pentola in acqua fredda, facendo attenzione a non far entrare l'acqua nel riso. Stendere il riso in una teglia, far raffreddare, e conservare in frigorifero, coperto, per 3-4 ore o fino al giorno successivo.
Per il ragù, in un tegamino di coccio (o in un pentolino d'acciaio a fondo spesso) far rosolare lo scalogno, la carota e il sedano con l'olio exv. Unire il timo, cuocere ancora un minuto, poi aggiungere le carni, e far rosolare bene, sgranandole con un cucchiaio. Sfumare con il vino rosso, unire il concentrato di pomodoro e poco brodo bollente in modo da coprire appena la carne. Proseguire la cottura, a fuoco basso per 45 minuti circa, o finchè il ragù risulterà den denso. Regolare di sale e pepe.
Cuocere la mela in un tegame antiaderente, con il burro, il timo e la scorza di limone per 6-7 minuti  (la mela deve rimanare ancora un pò croccante) e pepare. Unire, delicatamente, al ragù, e far raffreddare. Riporre in frigorifero in un contenitore a chiusura ermetica per qualche ora, o fino al giorno successivo.

Disporre la linea con tutti gli ingredienti per formare le arancine.
Preparare la lega facendo una pastella liscia con l'acqua, la farina e il sale, usando una frusta. Coprire con pellicola per alimenti e far riposare.
Prendere un pò di riso (freddo) e modellare delle palle (le mie erano delle dimensioni di una piccola arancia) tra le mani, compattando bene. Disporle su un vassoio e farle raffreddare per almeno 30 minuti in frigorifero, perchè il riso, lavorandolo, si sarà riscaldato un pò. Questo renderà più semplice il lavoro di farcitura successivo...


Tenere una palla di riso in una mano, e con il pollice dell'altra, creare un buco partendo dall'alto, e allargandolo spingendo anche verso il lati, in modo da ottenere una sorta di ciotolina. Proseguire allo stesso modo fino all'esaurimento del riso.
Con la punta delle dita prendere un pò di ragù e inserirlo all'interno del buco creato in precedenza, spingendo il ripieno verso il basso, e cercando di portare il riso in avanti per poter chiudere l'arancina, dandogli sempre la forma di una palla, che deve essere compatta, liscia e senza buchi. Proseguire fino al riempimento di tutte le arancine. Riprendere la pastella della lega, mescolarla un pò con la frusta, ed immergere le arancine, una per volta, in modo da rivestirle bene. Farle scolare un pò su una gratella (tipo quelle per dolci), ma senza farle asciugare. Come scrive Roberta, questo servirà a lasciare solo un velo sottile di pastella, evitando di formare un pappone quando si andranno ad impanare le arancine.Mettere il pangrattatto in una teglia dai bordi alti ed impanare le arancine, una alla volta, pressandole e compattandole bene, in modo da unire bene lega e pangrattato, ridandolgi la forma rotonda, se occorre.Riscaldare bene l'olio in una friggitrice, ed immergervi le arancine, poche per volta, e facendo attenzione che non si tocchino una con l'altra. Dopo pochi minuti saranno pronte, cioè dorate in superficie. Scolarle, metterle su carta assorbente da cucina e servire subito!

Il ripieno è stata un deliziosa sorpresa, gusto pieno ed equilibrato, insomma... un vero successo per la gioia di tutta la famiglia.
Sono soddisfattissima del risultato ottenuto, che è stato ottenuto soprattutto grazie alle indicazioni precise e chiare di Roberta... grazie! Per le mie arancine, d'ora in avanti, seguirò sempre la tua ricetta :-)

mercoledì 21 novembre 2012

Starbooks di Novembre 2012: "Petti d'anatra al forno con chips di topinambur"... il viaggio nel Natale Scandinavo continua...

Con la prima puntata dello Starbooks di questo mese, vi abbiamo introdotto nello spirito natalizio nordico... Siete pronti per continuare con questo tema...? Sì? Bene, perchè la seconda ricetta che ho scelto dal libro di Trine Hahnemann:" Scandinavian Christmas", è molto buona, semplice, veloce (a parte il passaggio in frigorifero per la marinatura) e scenografica, che a Natale va sempre bene!
Il titolo in inglese è "Lightly salted duck with Jerusalem artichoke crisps".



Trine scrive che, in Scandinavia, amano molto curare le cose. E' un'eredità che proviene dall'antica necessità di dover conservare il cibo per sopravvivere... Ora viene fatto solo per il gusto di farlo... Questi petti d'anatra, possono essere, sia un delizioso pranzo leggero, che un antipasto. Tagliati a cubotti, vanno bene come starter, se li servirete come piatto principale, tagliate l'anatra cotta a fette, e conditela con una vinaigrette preparata con: olio di noce, foglie d'insalata e noci.

Come continua l'avvicinamento al Natale dalle altre Starbookers...?

Dani di Menu turistico - Oat cookies 
Cristina di Vissi di cucina - Popcorn salato al cioccolato
Roby di Le chat egoiste - Rape con panna e pancetta
Mapi La Apple Pie di Mary Pie - Crisp Cinnamon Cookies
Stefania l'Arabafelice - Pulla Bread
Ema Arricciaspiccia - Gingerbread town 
Patty di Andante con gusto - Vanilla cookies



tra parentesi le mie note

Ingredienti per 8 persone (antipasto)

Per la marinata:
4 cucchiai da tavola di sale
4 cucchiai da tavola di zucchero semolato
2 foglie d'alloro
6 chiodi di garofano
la scorza grattugiata finemente di un'arancia non trattata

Per l'anatra:
3 petti d'anatra

Per le chips di topinambur:
400g di topinambur
2 cucchiai da tavola di olio d'oliva (extravergine)
1 cucchiaio da tavola di sale
pepe nero macinato fresco

Versare 800 ml di acqua in una pentola capiente e aggiungere tutti gli ingredienti della marinata. Mettere la pentola su fuoco medio, e mescolare finchè lo zucchero ed il sale si saranno sciolti. Portare la marinata a bollore, quindi spegnere il fuoco e mettere da parte finchè si sarà raffreddata completamente. Mettere i petti d'anatra in un contenitore adatto a contenerli (a misura) e ricoprilri con la marinata fredda. Coprire con pellicola per alimenti, e mettere in frigorifero per tutta la notte.
Preriscaldare il forno a 180°C.
Prelevare i petti d'anatra dalla marinata, asciugarli bene con carta da cucina, e posizionarli su una teglia da forno. Cuocerli nel forno caldo per 18 minuti (anche 20, dipende dalla grandezza), devono rimanere rosa all'interno.
Lavare i topinambur e tagliarli a fette molto sottili, se avete una mandolina usate quella. Separare tutte le fette, e distribuirle, in un unico strato, sopra due teglie rivestite con carta forno. Spennellare il topinambur con l'olio e cospragere con sale e pepe. Cuocere in forno, alla stessa temperatura dell'anatra, per 25-30 minuti, o finchè le fettine di topinambur saranno dorate e croccanti. Far raffreddare su una gratella.
Tagliare l'anatra a cubi (di 3 cm circa di lato). Bucare le chips di topinambur (2 o 3 per volta, come si vede nella foto) con uno stuzzicadenti, poi fissarle sul cubo d'anatra, così, ogni canapé, sembrerà una piccola barca a vela.

Note personali.
Se vi piace l'anatra, questa ricetta fa per voi, se non l'avete mai assaggiata, questa poterbbe essere l'occasione giusta! Non ho incontrato nessuna difficoltà, è veramente un piatto veloce e gustoso La quantità di topinambur è abbondante, servite quelli che avanzano a parte come snack, o nel piatto insieme all'anatra. Sono deliziosi preparati in questo modo: uno tira l'altro... :-)

Arrivederci con lo Starbooks a mercoledì prossimo!

mercoledì 14 novembre 2012

Starbooks di Novembre: un viaggio nel Natale Scandinavo con la "Christmas cake"

Ok, il Natale è ancora lontano, ma non così tanto, quindi, per lo Starbooks di questo mese, abbiamo deciso di tuffarci nel Natale Scandinavo con il libro di Trine Hahnemann: "Scandinavian Christmas" . Il libro propone ricette tipiche del Natale, provenienti da: Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca, che ti fanno immergere nell'atmosfera natalizia, quella buona!
Non so se sia così anche per voi, ma per, me il Natale, visto che sono nata in montagna, e fino ai 20 anni ho sempre passato lì le vacanze natalizie, significa anche neve, camino e... freddo! Le immagini di questo libro, ti scaldano sia il cuore che il corpo intero... speriamo che sia lo stesso anche con le ricette :-)))


Sulla terza di copertina del libro, si trova una breve descrizione di Trine Hahnemann e del suo lavoro, dove si legge che Trine ama l'ottimo cibo e la buona compagnia. E' una Chef e food writer, che gestisce anche la sua azienda di catering (è responsabile per l'alimentazione di 3.000 persone ogni giorno, solo a Copenaghen), viaggia spesso per il mondo, per far conoscere i piacere della cucina scandinava ad un pubblico nuovo. E' promotrice dell'utilizzo di alimenti sostenibili e di provenienza biologica.
Le materie prime nella cucina scandinava, sono comuni alla maggior parte del nord Europa, Nord America e Russia, e Trine sostiene che il derivi tutto dalla Scandinavia... solo che loro non l'hanno ancora ammesso!
Ha scritto cinque libri di cucina nella sua terra nativa, la Danimarca, e anche due in inglese, The Scandinavian CookBook (2008) e The Nordic Diet (2009), entrambi pubblicati da Quadrille. Scrive per il sito www.zesterdaily.com, e appare regolarmente su riviste e giornali in America e in Gran Bretagna, così come nella natia Danimarca. Trine vive a Copenaghen con il marito, e ha due figli adulti. Questo è il suo sito web www.trinehahnemann.com

La prima ricetta che ho scelto dal libro è un dolce, semplice e profumato!
Questa è una torta tipica, per accompagnare il tè pomeridiano durante tutti i mesi invernali. In questo caso, la torta "indossa" il vestito della festa, perchè è stata decorata con dei cuori di cioccolato bianco. L'utilizzo delle spezie nella cucina Scandinava, è una tradizione che risale al Medioevo.

La Gaia Celiaca, si è presa un periodo di ferie dal blog, i suoi impegni richiedono tutta la sua attenzione, ma noi l'aspettiamo e speriamo che torni prestissimo, vero Gaia?

Dalle altre pimpanti Starbookers, troverete altre idee per un Natale "nordico":

Ale di Menù Turistico - Pepper cookies 
Crisitna Vissi di cucina - Hallon cookies (biscotti al lampone) 
Roby di Lechategoiste - Red cabbage
Emanuela di Arricciaspiccia - Meatballs e pickled beetroot 
Stefania l'Arabafelice - Almond Iced Hearts
Mapi di La Apple Pie di Mary Pie - Apple Æbleskivers
Patty di Andante con Gusto - Brown Cookies





tra parentesi le mie note

Ingredienti per 12 persone

225g di burro salato, più quello per lo stampo
4 uova grandi (a temperatura ambiente)
225g di zucchero Muscovado
330g di farina bianca 00
2 cucchiaini da tè di lievito in polvere (per dolci)
1 cucchiaino da tè di cannella macinata
1 cucchiaino da tè di zenzero macinato
100ml di latte intero
la scorza di un'arancia non trattata, grattugiata finemente
200g di cioccolato bianco di buona qualità (a me ne è servito meno della metà), più quello per "incollare" (facoltativo)
zucchero al velo, per servire (facoltativo)

Preriscaldare il forno a 175°C, imburrare (ed infarinare) uno stampo da torta di 22cm di diametro (o usarne uno a forma di cuore, che misuri 22cm di lunghezza nel punto più largo). Sciogliere il burro rimanente e farlo raffreddare. Sbattere le uova (ribadisco, a temperatura ambiente altrimenti non si montano a dovere) e lo zucchero in una ciotola grande, fino a quando il composto "scrive" per 8-10 secondi, dopo che la frusta è stato tolta (un pò come si fa per il Pan di Spagna, ci vorranno 6-8 minuti circa). Setacciare insieme la farina, il lievito, la cannella e lo zenzero. Mescolare la farina e il latte, alternativamente e poco alla volta nel composto di uova, solo il necessario per unire gli ingredienti. Aggiungere la scorza d'arancia, mescolando il meno possibile. Infine, mescolare il burro fuso nella miscela. Versare il composto nello stampo ed infornare per 50-55 minuti. Far raffreddare su una gratella (attendere almeno una decina di minuti prima di sformare il dolce, e  posizionarlo sulla gratella).
Fondere il cioccolato bianco (dolcemente, a bagnomaria o nel microonde), versarlo in una sac a poche piccola con bocchetta piccola, e formare dei cuori su un foglio di carta forno. Aspettare che i cuori si solidifichino (io li ho messi un pò in frigorifero), poi posizionarli sopra la torta, incollandoli, se volete, con altro cioccolato bianco fuso. Cospargere con zucchero al velo, se volete, e servire (con un buon tè!).

Note personali. Il dolce è delizioso ,profumato e morbido. La ricetta è semplice, basta osservare gli accorgimenti che ho scritto tra parentesi e non avrete problemi. Qualche precisazione in più, nel procedimento della ricetta da parte dell'autrice, sarebbe stato opportuno...

martedì 13 novembre 2012

Madeleines salate al Lou Blau, Gran Kinara e nocciole

Conoscevo già le piemontesi Fattorie Fiandino , ma avevo provato solo il loro burro salato 1889, finora. Quando ho letto del contest organizzato da loro, in collaborazione con alcuni blog, tra cui quello di Ady di Diario di una Passione, mi sono iscritta e mi è arrivato a casa un bel pacco con i loro prodotti :-) Oltre al burro salato e non, prodotto anche con panne riposate, c'erano diversi formaggi. Io ho deciso di utilizzare, per la mia ricetta, due formaggi prodotti con caglio vegetale metodo Kinara, esclusivo delle Fattorie Fiandino: il Lou Blau, che è un erborinato, e il Gran Kinara, il primo formaggio a lunghissima stagionatura prodotto con questo metodo. Il caglio vegetale viene prodotto partendo dai fiori della Cynara cardunculus (il cardo selvatico che cresce spontaneo in tutto il bacino del mediterraneo), grazie ad un'intuizione che fu del "Nonno Magno", poi perfezionata ed affinata dai suoi discendenti, i cugini Egidio e Mario Fiandino.




Ingredienti per 9 Madeleines

80g di farina bianca 00
2 uova
6g di lievito per torte salate istantaneo
5 cucchiai di olio di semi di arachidi (o girasole)
1 cucchiaio e ½ di nocciole tritate
15g di Gran Kinara grattugiato
50g di Lou Blau
sale e pepe


In una ciotola, setacciare la farina con il lievito, e aggiungere ½ cucchiaino da caffè di sale. Separare  i tuorli dagli albumi.Unire i tuorli e mescolare con un cucchiaio di legno. Sbattere leggermente gli albumi, senza montarli, quindi aggiungerli al mix di tuorli e farina. Versare l'olio e mescolare energicamente con una frusta. Aggiungere il Gran Kinara grattugiato e pepare a piacimento. Aggiungere il Lou Blau sbricolato e schiacciato con una forchetta, le nocciole e mescolare. Far riposare il composto in frigorifero, coperto con pellicola per alimenti, per almeno 3-4 ore. Il riposo in frigorifero è necessario per creare lo shock termico, che permetterà la formazione della classica gobbetta sulle madeleines. Riscaldare il forno a 220-230°C. Versare un cucchiaio di composto in uno stampo da Madeleines, precedentemente imburrato ed infarinato, se necessario (io uso quelli in silicone: non imburro e non infarino). Infornare le madeleines sul ripiano centrale del forno e cuocere per 6 minuti, poi abbassare il forno a 190°C e cuocere per altri 8-9 minui, o finchè i bordi delle madeleines saranno dorati ma non bruciati! Sformare le madeleines e servirle calde o a temperatura ambiente, con un piatto di formaggi e/o salumi, ma anche da sole, per un aperitivo gustoso. Se preparete le madeleines in anticipo, prima di servirle, riscaldatele in forno a 100°C per 5 minuti: saranno ancora più buone!
Con questa ricetta partecipo al contest delle Fattorie Fiandino.


mercoledì 7 novembre 2012

Irresistibile "Crostata al cioccolato..."


Questa deliziosa crostata, ha fatto capolino nella mia cucina diverso tempo fa, e me ne sono innamorata al primo assaggio, così come chi l'ha assaggiata... Quando l'ho vista sul blog della bravissima Pinella, non ho resistito e l'ho provata subito! Da allora, l'ho già preparata diverse volte e, finalmente, l'ho anche fotografata :-) Provatela perchè è veramente buonissima...!!! Il guscio è fatto con una frolla a cui va aggiunto un pò di lievito, mentre il ripieno è costituito da una sorta di budino al cioccolato... Eccola:





tra parentesi le mie (piccole) modifiche

Ingredienti (per uno stampo da 26-28 cm)
Per la frolla:
500 gr di farina
250 gr di burro
200 gr di zucchero al velo
4 tuorli
due cucchiaini di lievito (io uno solo)
scorza grattugiata d'arancia o i semini di mezzo baccello di vaniglia (per me vaniglia)
sale (un pizzico)

Per la crema al cioccolato :

200 gr di zucchero
200 gr di cioccolato fondente al 70%
100 gr di farina
60 gr di burro
1 litro di latte
1 bicchierino di rum
Preparare la crema. Mettere in una casseruola la farina, lo zucchero, il cioccolato grattugiato e unire, poco per volta, il latte caldo. Cuocere, sempre mescolando, fino a quando la crema si sarà ben addensata. Togliere dal fuoco e aggiungere il burro crudo e il rum. Lasciar raffreddare, mescolando ogni tanto (o coprire con carta oleata a contatto diretto della crema, per evitare la formazione della crosticina).
Preparare la frolla. Intridere il burro (tagliato a pezzetti) con lo zucchero al velo, unire i tuorli, la vaniglia, la farina setacciata con il lievito e il sale. Impastare velocemente e formare una palla. Avvolgere nella pellicola per alimenti, o in carta oleata, e far riposare per mezz'ora in frigorifero.
Imburrare ed infarinare lo stampo per crostata e rivestirlo con la frolla stesa a ½cm di spessore. Coprire con un foglio di carta forno, riempire con fagioli secchi, o con le apposite sfere, e cuocere a 175°C per 10 minuti circa. Togliere la carta forno, con i fagioli o i pesetti, dalla frolla, e ripassare in forno per 5 minuti (per far asciugare la base). Versare la crema ormai fredda, ed infornare per 5 minuti circa. Il passaggio in forno per 5 minuti, serve per far rassodare un pò la crema, in modo da poterci posizionare le strisce di frolla, evitando che affondino... Mentre la crema si rassoda, stendere delle strisce di frolla, che andranno a formare la griglia della crostata. Durante la cottura, prestare attenzione affinchè la crema non raggiunga il bollore, coprendo, se necessario, con una teglia da biscotti.
Si può conservare la frolla avanzata in frigorifero, avvolta nella pellicola per alimenti fino ad un paio di giorni, oppure in freezer, stesa e arrotolata nella carta forno. Prima di utilizzarla, farla scongelare dolcemente in frigorifero.
Se utilizzo lo stampo da crostata con il bordo non molto alto, mi avanza della crema, che mi mangio da sola :-) oppure, seguendo i consigli di Pinella, potreste preparare delle piccole tortine.
Buon appetito!!!

martedì 30 ottobre 2012

Lasagne di grano saraceno con i formaggi svizzeri

Da qualche anno vivo vicino alla Svizzera, le mie origini sono (anche) in Valtellina, dove sono nata, proprio a pochi Km dalla Svizzera. C'è anche un passato storico comune tra Valtellina e Svizzera, quando, nel Medioevo, la Valtellina fu annessa ai Grigioni. Inoltre, ho una sorella che vive a Lugano ... Insomma, la Svizzera è piuttosto ricorrente nella mia storia familiare!
Quando ho letto da Tery di Peperoni e Patate, del contest organizzato insieme ai Formaggi dalla Svizzera non ho resistito: adoro i formaggi!!! Tra i tre formaggi disponibili, ho scelto Sbrinz ed Emmentaler, entrambi AOC (l'equivalente svizzero della nostra DOP). Vi riporto qualche informazione sull'origine di questi antichi formaggi.
Lo Sbrinz è un formaggio a pasta extradura prodotto nella Svizzera centrale. Si ottiene ottiene da latte crudo di mucche di razza bruna, che pascolano liberamente, e vengono nutrite esclusivamente da erba in estate e fieno in inverno. La lavorazione avviene solo attraverso procedimenti naturali, che prevedono, oltre al latte crudo, solo acqua e particolari colture di batteri. Ogni forma di Sbrinz, è dotata di un marchio di caseina, che costituisce il passaporto del formaggio, su cui sono indicati: anno di produzione, caseificio e numero progressivo della forma. Lo Sbrinz si può consumare a partire dai 18 mesi di stagionatura e si presta, sia ad essere gustato da solo, in purezza, ma anche grattugiato o affettato in scaglie, secondo la sua stagionatura.
Anche l'Emmentaler viene prodotto esclusivamente in modo naturale con latte crudo. L'origine del nome deriva dalla zona di produzione, una valle situtata nel Cantone di Berna, la Valle dell'Emme, dove scorre l'omonimo fiume. Gli alpeggi di pascolo delle mucche, si trovano in posizione più bassa rispetto a quelli della fascia alpina, ciò consente il prolungamento del periodo di pascolo, con la conseguente maggior produzione di latte. In commercio si trova in tre stadi diversi di stagionatura: "Classic", stagionato almeno 4 mesi e dal gusto dolce che ricorda la noce; "Reserve" stagionato almeno 8 mesi e dai sentori speziati; "Grotta", stagionato almeno 12 mesi, dal gusto pieno e vigoroso.
I caratteristici buchi si formano durante la fase di maturazione del formaggio. Il calore della cantina induce un particolare processo di fermentazione da cui origina anidride carbonica. La crosta del formaggio impedisce la fuoriuscita dell'anidride, che si deposita in punti diversi, formando i caratteristici buchi, che hanno dimensioni variabili da quelle di una ciliegia, a quelle di una piccola noce.
Proprio per i motivi che ho scritto all'inizio del post, la scelta della ricetta da preparare è stata quasi immediata... una reinterpretazione dei Pizzoccheri Valtellinesi, in una veste diversa... le lasagne.
Il risultato di questa sperimentazione ha completamente soddisfatto me e la mia famiglia, che è sempre le mia "cavia" preferita, e che non disdegna le critiche che, in questo caso, sono state molto positive :-)

Ingredienti per 4-6 persone

per la sfoglia
125g di farina di grano saraceno
125g. di farina bianca 00
1 uovo intero
un cucchiaino d'olio exv d'oliva
acqua tiepida q.b.

per la besciamella arricchita
½ litro di latte intero fresco
40g di burro
40g di farina bianca 00
30g di Sbrinz grattugiato
sale e pepe q.b

per il ripieno
3 patate medie
350g di cavolo verza bianco tagliato a strisce grossolane
150g di Emmentaler tagliato a pezzetti
80g di Sbrinz grattugiato

Pesteda per la finitura (facoltativa) vedi
qui.

Mescolare le due farine, l'uovo e l'olio exv. Iniziare ad impastare, unendo tanta acqua quanta ne occorre per ottenere un impasto più morbido di quello dei Pizzoccheri, simile a quello della normale pasta all'uovo (saranno necessari 10 minuti scarsi), formare una palla e coprire con pellicola per alimenti. Ho cambiato le proporzioni delle farine, ed ho unito l'uovo e l'olio rispetto alla ricetta tradizionale dei Pizzoccheri, perchè per le lasagne volevo ottenere una sfoglia sottile, difficilmente ottenibile altrimenti.
Per il ripieno: lavare, pelare e tagliare le patate a cubetti di 1,5 - 2 cm di lato. Cuocerle insieme alla verza, in abbondante acqua bollente salata, per 10-15 minuti. Scolare e lasciar raffreddare.
Preparare la besciamella facendo fondere il burro in una pentola a fuoco basso, unire la farina e amalgamare. Versare il latte, mescolando con una frusta, facendo attenzione che non si
formino grumi. Quando la salsa inizia a sobbollire, cuocere per almeno altri 5 minuti circa, poi unire lo Sbrinz grattugiato e tenere in caldo a bagnomaria.
Stendere l'impasto in una sfoglia sottile (a mano con il matterello o con la macchina, penultima tacca), infarinando bene la spianatoia, e tagliare in strisce a misura della pirofila (20x30cm). Versare un velo di besciamella arricchita (non è la Mornay perchè, in questo caso, ci vorrebbero anche i tuorli d'uovo) sul fondo della pirofila, coprire con un primo strato di sfoglia, versare un pò di salsa, poi le verdure, l'Emmentaler e spolverizzare con lo Sbrinz. Ripetere l'operazione fino ad esaurimento degli ingredienti (io ho ottenuto tre strati). Sull'ultima sfoglia di pasta, mettere solo un velo di besciamella e spolverizzare con lo Sbrinz. Cuocere in forno a 190°C per 20-25 minuti circa, fino ad avere una crosticina dorata sulla superficie. Lasciar riposare 5-10 minuti e servire con della Pesteda (facoltativa).
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo al contest "La Svizzera nel piatto"

venerdì 26 ottobre 2012

Il pane dolce del Sabato per l'MTC di Ottobre

Se mai le scatenate ragazze di Menù Turistico, Ale, Dani e Giorgia, dovessero stilare una classifica su chi pubblica sempre all'ultimo minuto (o quasi), il post per l'MTC, io sarei sul podio... :-))) L'unica volta che l'ho fatto in anticipo, è stato per le Tagliatelle, ma solo perchè quel mese sono stata io a proporre la ricetta... :-)))
Ogni volta mi ripropongo di mettermi all'opera subito, ma non ci riesco mai... Il tempo vola, ed io guardando il calendario, mi accorgo che il 28 è vicinissimo...
La dolce Eleonora, la vincitrice di Settembre con la sua versione askenazita della Pasqualina, ha scelto per questo mese il Pane dolce dello Shabbat, cioè il pane del giorno del riposo per il popolo ebraico, che è il Sabato. Anche se, da quello che letto, il (o lo?) Shabbat, inizia con il tramonto del Venerdì, e termina con quello del Sabato. Tra le varie categorie di azioni vietate nel giorno dello Shabbat, ci sono: impastare, setacciare e cuocere. E' proprio per questo che, il pane dolce dello Shabbat, andrebbe preparato il Venerdì, per essere mangiato il Sabato.
Ammetto di avere una scarsa conoscenza delle tradizioni e della cultura ebraica, nonostante io abbia un cognato ebreo americano, ma uno dei libri che più mi hanno colpito da piccola, è stato il "Diario di Anna Frank", che mi sono proposta di leggere nuovamente.

L'impasto da preparare per questo pane è quello di Eleonora, con la possibilità di variare la farina, mentre sul ripieno, ci si può sbizzarrire, utilizzando però solo ingredienti Kasher. Eleonora ha dato le dosi per due pani, ma io ne ho preparato uno. Ho utilizzato, sul totale, un 20%  di farina d'orzo integrale che avevo in dispensa, perchè mi piace molto nel pane, e la farina 00 invece della 0, perchè era convinta di averne in casa ancora di tipo 0, ma non era così! L'utilizzo di una percentuale di farina d'orzo integrale, ha fatto sì che io abbia aumentato leggermente la quantità di acqua, perchè questo tipo di farina richiede un pò più di liquidi... quanto in più? Sono andata a occhio, quindi regolatevi in base alla vostra esperienza.




Per una treccia ripiena
Per l'impasto
200 g di farina 00
50 g di farina d'orzo integrale
1 uovo medio (circa 60-62 gr con il guscio)

50 g di zucchero
10 g di lievito di birra
65 ml di acqua tiepida (circa)
65 ml di olio extra vergine d'oliva
5 g di sale
i semini di un baccello di vaniglia
Per il ripieno e la finitura


1 mela Golden grattugiata
1 cucchiaio di miele greco di Timo
un cucchiaio di nocciole tritate
1 tuorlo d'uovo piccolo
½ cucchiaio d'acqua
semini vari (zucca, sesamo, papavero, girasole e pinoli) per decorare

 

Prima cosa da fare: setacciare le farine. Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida insieme a ½ cucchiaino di zucchero (preso dal totale), e far riposare 10 minuti circa, finchè si sarà formata la schiuma. Mischiare le farine, il sale e lo zucchero, unire il lievito ed iniziare ad impastare. Versare l'olio a filo, i semini di vaniglia, infine l'uovo, incorporandolo bene all'impasto. Lavorare l'impasto finchè si staccherà dalle pareti della ciotola, lasciandola pulita. Far lievitare almeno due ore. Io ho messo l'impasto in una ciotola leggermente infarinata, l'ho coperto con un canovaccio umido,e l'ho fatto lievitare in forno a 30°C. Ho temuto che non lievitasse, perchè dopo un'ora dava pochi segni di vita... ma poi è andato tutto bene! Lavare, sbucciare e grattugiare la mela in una ciotola, dove avrete già messo il cucchiaio di miele e le nocciole, quindi amalgamare. Sgonfiare l'impasto e dividerlo in tre parti uguali.
Stendere le parti con un matterello, in strisce lunghe 35 cm circa e larghe 15 cm circa, ad uno spessore di 3-4 mm. Versare il composto di mele e miele al centro (lasciando libero 1,5 - 2 cm alle estremità), e arrotolare su tutta la lunghezza, in modo da ottenere tre lunghi salsicciotti. Unirli da un capo e cominciare ad intrecciare (vedere le foto da Eleonora). Adagiare la treccia su foglio di carta forno e far lievitare ancora due ore (per me sempre in forno, coperto, a 30°C). Sbattere il tuorlo con ½ cucchiaio d'acqua, e spennellarlo, delicatamente, sulla superficie della treccia. Spolverare ogni "gobba" con i semi di zucca, sesamo, papavero e pinoli. Infornare a 200°C , funzione statico, per 15-20 minuti.


Con questa ricetta partecipo all'MTC di Ottobre.



mercoledì 24 ottobre 2012

"Buffalo chicken wings" ovvero... "Ali di pollo alla Buffalo" per lo Starbooks di Ottobre



Con la puntata di oggi si chiude lo Starbooks di Ottobre, e per chiudere questo mese con il sempre più amato libro di Martha Stewart: "Martha's American Food" A celebration of our nation's most treasured dishes, from coast to coast che mi ha aperto un mondo nuovo sulla cucina made in USA, ho scelto una ricetta decisamente rappresentativa del mangiare americano, quello buono, ovvero le "Buffalo chicken wings". A casa mia le alette di pollo vanno alla grande perchè accontentano tutti, ragazzi e adulti... Sono buonissime, golose, semplici e veloci da preparare e, perchè no, anche economiche!
Il libro di Martha Stewart, è stato una gran bella scoperta, tanto che l'ho riempito di segnalibri... :-))) Cucinare seguendo un libro affidabile è decisamente rilassante...

La Stewart scrive che, molti nativi di Buffalo, vi diranno che il piatto ha avuto i natali all'Anchor Bar di Buffalo, NY. Successivamente, in tutta la città, i ristoranti che si sono specializzati nel cucinare e proporre le ali di pollo cucinate così, si sono moltiplicati... Come nell'originale, anche in questa versione le ali di pollo vengono immerse in una salsa piccante (Frank's RedHot sauce) e burro. Se preferite, potete aggiungere più salsa per salire un gradino più su nella scala del piccante! Dopo tutto, l'accompagnamento obbligato è con la salsa al Blue Cheese e bastoncini di sedano croccante (e carote), che sono proprio pensati per alleviare la piccantezza del piatto. Confermo!!!
Per completare il menù di oggi, passate anche da: 
- Menuturistico - Sweet potatoes pie
- La Apple Pie di Mary Pie - Zesty crab cakes
- Arabafelice - Pike Place Fish and Chips
- Andante con gusto - Maple bundt cake
- Arricciaspiccia - Skillet cornbread
- Vissi d'arte e di cucina - Pigs in a blanket
- La Gaia Celiaca - Caramelized onion dip and onion crisps + Corn muffins
- Lechategoiste -  Stuffed mushrooms

Buffalo Chicken Wings

tra parentesi le mie note

Ingredienti per 4 persone
olio neutro, come l'olio di cartamo, per friggere (io ho usato l'olio di semi di arachidi)
1,4 Kg di ali di pollo
170 ml circa di salsa piccante (come la Frank's RedHot*)
60g di burro fuso

Per servire

salsa al Blue Cheese**
bastoncini di sedano
bastoncini di carote

*Frank's RedHot sauce. Siccome non avrei proprio saputo dove trovare questa salsa in Italia, Stefania l'Arabafelice, mi è venuta in aiuto, inviandomi la ricetta di una sua collega americana... Grazie Stefania!
Eccola:
Mettere 20 peperoncini rossi piccanti (ad alcuni ho eliminato un pò di semi) in un pentolino antiaderente con 3 cucchiai d'olio (exv), un cucchiaino di sale (fino), 2 spicchi d'aglio tritati (io li ho messi interi poi li ho eliminati), un pomodoro a cubetti (l'ho spelato e ho eliminato i semi), e una cipolla media tritata. Cuocere per qualche minuto su fuoco medio poi unire mezzo litro circa di acqua. Proseguire la cottura ancora per 20 minuti o finchè il liquido sarà evaporato quasi completamente. Far raffreddare la salsa e frullare con un frullatore ad immersione (o con un robot da cucina), unendo circa 200ml di aceto bianco (io ne ho messo meno perchè avevo paura che diventasse troppo "acetosa"). Assaggiare e regolare di sale. Conservare in un barattolo e far riposare in frigorifero qualche giorno prima di utilizzarla, ma è buona anche subito (io l'ho utilizzata subito).

Piccola premessa, la Stewart non spiega com preparare le ali di pollo per la cottura, per ve lo scrivo per chi non le avesse mai cucinate..
Preriscaldare il forno a 100°C. Riempire una padella capiente con 2.5cm d'olio, riscaldare su fuoco medio alto fino a 190°C, misurando la temperatura con un termometro adatto. Friggere la prima parte di pollo finchè sarà dorato scuro; ci vorranno 6-7 minuti per lato. Trasferire su carta forno e mettere in forno per tenere in caldo (io prima ho fatto asciugare le alette su carta assorbente da cucina). Riportare l'olio in temperatura (se necessario), prima di cuocere il restante pollo.
In una ciotola capiente mescoalre insieme la salsa piccante e il burro fuso. Unire il pollo e mescolare bene per rivestirlo di salsa. Servire le ali con la salsa al Blue Cheese e i bastoncini di verdure.

**Blue Cheese Dipping Sauce


Ingredienti per circa 500ml  di salsa

250ml di panna acida
2 cucchiai di maionese
2 cucchiai di latte
½ cucchiaino da tè di sale grosso (per me fino)

150g circa di formaggio Blue Cheese sbriciolato (un Gorgonzola naturale o il Roquefort vanno bene)


In una piccola ciotola, mescolare insieme la panna acida, la maionese, il latte e il sale, quindi unire il Blue cheese (vedi ingredienti). Mettete in frigorifero, coperta, fino al momento di servire. Si conserva fino a 2 giorni. E' buonissima!!!

Note personali. Il pollo era delizioso, morbidissimo, succulento e... piccante! Temevo che la piccantenzza della salsa potesse coprire i sapori, ma non è stato così! Il consiglio della Stewart di accompagnare le alette con la salsa al Blue cheese (che poi è l'abbinamento tradizionale), è azzeccatissimo e piacevolissimo... La freschezza della salsa fa da estintore :-)

Buon appetito e arrivederci a Novembre con lo Starbooks... siete curiosi...???

mercoledì 17 ottobre 2012

"Zuppa di vongole del New England" e "Frittelline di mais e cipolle" per lo Starbooks di Ottobre parte seconda...

Era da tempo che volevo provare la "New England clam chowder", ovvero la "Zuppa di vongole del New England". Era una di quelle (moltissime) ricette presenti nella mia lista "to do" (un pò scritta, un pò mentale), ma che, per un motivo o per l'altro, non ero ancora riuscita a preparare. Questa lista è lunga, il tempo poco, e ogni tanto mi dimentico pure qualcosa...
L'occasione è arrivata con lo Starbooks di Ottobre e con il libro "Martha's American food" di Martha Stewart, su cui si trova, nella sezione Northeast, la ricetta di questa deliziosa zuppa!
Ne esistono diverse versioni, ma la presenza del bacon, della cipolla, delle patate e della panna e/o latte sono una costante. Non pensate di eliminare il bacon, perchè il binomio carne- pesce & Co. non vi attira, è proprio il bacon che dà carattere a questa zuppa! Provate e poi mi direte....

La Stewart, spiega l'origine di questa zuppa introducendo il discorso con questa frase, che, soprattutto nel caso degli USA, più vera non potrebbe essere: "Come la maggior parte di noi, la zuppa di pesce ha radici altrove..." Poi continua dicendo che, sebbene la "chowder" abbia avuto origine in Francia (la parola chowder deriva da chaudière, il nome del calderone usato dai pescatori per cucinare il pescato del giorno), è arrivata in Gran Bretagna e poi, atttraverso la costa canadese, ha raggiunto il suolo americano. Le prime notizie certe della presenza di questa preparazione in America, risalgono al 1732, e circa un secolo dopo, la New England clam chowder, si è diffusa grazie alle eccellenti varietà di ostriche e molluschi a disposizione lungo tutta la costa. La "zuppa cremosa" divenne presto, ed è rimasta, la versione più famosa d'America.

Il menù completo di oggi prevede anche, dalle altre Starbookers:

- La Apple Pie di Mary Pie con il "Tamale Pie"
- Arabafelice con il "Coconut cake"
- Lechategoiste  con i "Oatmeal raisin cookies"
- Andante con gusto e il "Buttermilk Fried Chicken"

- Arricciaspiccia con "Indian Pudding"
- Vissi d'arte e di cucina con la "Torta di ananas rovesciata"
- Menuturistico e l'Hamburger"
- La Gaia Celiaca con il "Caramel Corn Ice Cream"


New England clam chowder


Ingredienti per 4-6 persone

5 dozzine di vongole Littleneck*, selezionate (scartare quelle con i gusci rotti)
750ml di acqua
30g di bacon tagliato in striscioline di 2,5cm
1 cucchiaio di burro non salato (facoltativo)
½ cipolla grande, tagliata a dadini

1 grossa patata, pelata e tagliata a dadini di 1cm circa

1 rametto di timo

1 foglia d'alloro secca

sale grosso e pepe macinato fresco

125ml di panna (% di grassi tra il 30 e il 40 %)


*La qualità di vongole utilizzate nella ricetta è la "Littleneck",  una varietà di grandi dimensioni rispetto alle nostre. Si possono sostituire con le veraci, aumentando la quantità indicata nella ricetta (1Kg abbondante va bene).


Lavare le vongole sotto acqua corrente fredda, con una spugna abrasiva o con una spazzola vegetale (io le metto a bagno in acqua fredda salata per almeno 1 ora, poi le raccolgo con una schiumarola così l'eventuale sabbia rimarrà sul fondo). Mettere i 750ml d'acqua e le vongole in una pentola media, coprire e portare a bollore. Cuocere finchè le vongole si saranno aperte, da 5 a 6 minuti. Raccogliere le vongole con la schiumarola ed eliminare quelle chiuse. Filtrare il brodo attraverso un colino a maglie fitte, rivestito con un filtro da caffè o con un telo di cotone ben pulito, in una ciotola graduata. Si dovrebbe ottenere 1lt. circa di liquido. In caso contrario unire dell'acqua fino a raggiungere il litro. Quando le vongole si saranno raffreddate abbastanza da poterle maneggiare, rimuovere ed eliminare la conchiglia, e tritare la polpa grossolanamente (con le veraci non è necessario!). Lavare ed asciugare la pentola. Cuocere il bacon a fuoco medio per 3 minuti circa, finchè sarà chiaro e dorato e avrà perso un pò del suo grasso. Aggiungere del burro se non c'è grasso a sufficienza sul fondo della pentola. Unire la cipolla e cuocere finchè sarà trasparente, per 3 minuti circa, mescolando spesso. Rimettere il brodo nella pentola con la patata, il timo, l'alloro, ed aggiustare di sale e pepe (fate attenzione perchè il brodo delle vongole è già saporito...). Portare ad ebollizione, ridurre il fuoco e far sobbollire finchè la patata sarà tenera ma non sfatta, ci vorranno da 6 a 8 minuti. Se si preferisce una zuppa più densa, schiacciare un pò le patate contro il bordo della pentola. Aggiungere le vongole e la panna e cucoere solo per il tempo necessario a riscaldarle, 1 minuto circa, perchè la zuppa non deve bollire. Aggiustare di sale e pepe e servire subito.
Note personali.
La zuppa è veramente squisita; il bacon gli dona carattere senza essere invadente, così il piatto risulta ben equilibrato nei sapori. Io ho messo troppe poche vongole, perchè non conoscevo la varietà Littleneck, quindi mettete tutto il Kg che ho indicato ed andrà bene. Ho schiacciato un pò le patate, ma la zuppa è rimasta ancora abbastanza liquida, infatti le mie vongole affondavano... Vi consiglio di usare un minipimer e frullare grossolanamente la zuppa prima di unire la panna e le vongole.


Per oggi ho scelto anche un'altra ricetta... gli "Hush puppies". Il nome mi incuriosiva parecchio, e Stefania mi ha spiegato che viene usato per indicare i i cani Bassett Hound...!!! Siccome non volevo certo farvi pensare male... ho seguito i suggerimenti che mi sono stati dati sulla "traduzione" del titolo da chi ne sa più di me, quindi ecco le:

Frittelline di mais e cipolle



 Ingredienti per 4 persone
120g di farina gialla di mais (tipo fioretto)
60g di farina 00
1 cucchiaino da tè di zucchero
1 cucchiaino da tè di lievito in polvere
1 cucchiaino da tè di bicarbonato di sodio
sale grosso (per me tritato)
¼ di cucchiaino da tè di peperoncino Cayenne (per me peperoncino normale)
1 cipolla media
1 grosso uovo
250ml di buttermilk*
2 lt. circa di olio vegetale o olio di arachidi per friggere (per me di arachidi e ne ho usato meno, utilizzando un tegame medio)

* quando mi serve il latticello lo compro nella vicina Sivzzera, dove si trova facilmente. Stavolta non l'avevo, così ho seguito il consiglio di Ale, e ho mischiato, in parti uguali, latte fresco parzialmente scremato con yogurt magro compatto.

Preriscaldare il forno a 95-100°C. Mischiare insieme in una ciotola la farina di mais gialla (fioretto), la farina 00, lo zucchero, il lievito in polvere, il bicarbonato di sodio, 1 cucchiaino da tè di sale grosso e il peperoncino. Grattugiare la cipolla con una grattugia a fori larghi in un'altra ciotola capiente, dovreste ottenere circa 3 cucchiai di trito, e utilizzare anche il succo delle cipolle. Unire l'uovo, il latticello* e amalgamare. Unire il composto alla miscela di mais mischiando solo il necessario per incorporare tutti gli ingredienti, lasciando i grumi. La pastella dovrà essere più spessa di quella dei pancakes (molto densa!). Scaldare l'olio a 180°C in una grande pentola dal fondo pesante, l'olio deve essere profondo 10 cm circa, e versarvi un cucchiaio di pastella per ogni frittella (dopo le prime frittelle che erano troppo grosse, ho preferito utilizzare un cucchiaino). Friggere girando le frittelle ogni tanto, finchè saranno di un colore dorato scuro. Ci vorranno da 4 a 5 minuti. Sgocciolarle su carta assorbente da cucina per far perdere l'unto in eccesso, trasferirle su una teglia da forno, e infornare per tenerle in caldo mentre si cuociono le altre frittelle, riportando l'olio a temperatura (io, appena prima di versare il composto, abbasso il fuoco, e lo rialzo subito dopo. Così facendo, si riesce a controllare meglio la temperatura dell'olio, che gioco-forza si abbassa quando si inserisce la pastella). Teminare la cottura e servire caldo.

Note personali.
Le frittelle mi sono riuscite al secondo tentativo. La prima volta avevo ottenuto una pastella troppo liquida, e le frittelle sono risultate intrise d'olio... Ho capito che il problema era dovuto al latticello, che io avevo preparato troppo liquido... una volta aggiustato il tiro, non ho più avuto problemi, quindi regolatevi in modo da ottenere una pastella ben densa :-). La ricetta mi è piaciuta ma senza entusiasmarmi, ma è una questione di gusti, senza nulla togliere alla sua validità.


Aggiornamento 27/02/2013

Starbooks Redone: le ricette provate da voi

Mari - Lasagnapazza
http://lasagnapazza.blogspot.it/2012/12/hush-puppies.html


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...